Il festival

VICINE DI CASA

Il 2020 verrà ricordato come un anno particolarmente difficile per le donne. La pandemia di COVID-19 e le misure senza precedenti introdotte dai governi di tutto il mondo per arrestarne la diffusione hanno contribuito ad esacerbare ulteriormente le disuguaglianze di genere, con ripercussioni profondissime per le donne sia a livello economico, che sociale. Occupate in prima linea come lavoratrici essenziali negli ospedali, impiegate nell’industria dei servizi alle persone, gravate dall’incremento del lavoro di cura necessario a far fronte alle chiusure di scuole e servizi territoriali, costrette a fare i conti con importanti perdite di reddito personale: nel periodo del lockdown e durante questi ultimi mesi, le donne hanno sostenuto in larga misura da sole il peso della crisi, pagandola spesso a caro prezzo e in prima persona.

In questo scenario già fortemente compromesso, le donne vittime di violenza domestica ed i/le loro figli/e sono state quelle più duramente colpite dalle restrizioni imposte alla libertà di movimento. Per 69 giorni le donne sono state costrette a vivere rinchiuse nelle loro case assieme ai loro abusanti con pochissime opportunità di allontanarsi o di comunicare con l’esterno, vivendo controllate e minacciate in ogni momento della loro giornata, spesso subendo un’escalation dei comportamenti violenti agiti contro di loro. Isolate dalle loro reti ed impossibilitate ad uscire, le donne vittime di violenza sono state costrette durante il lockdown a convivere sotto a una duplice minaccia, esposte al pericolo ugualmente dentro e fuori le proprie case minacciate dalla pandemia.

La Casa delle donne e i centri antiviolenza, nonostante la gravità del momento e le difficoltà che hanno investito l’organizzazione delle loro attività, sono però riuscite ad essere vicine alle donne senza mai chiudere le strutture, per non farle sentire sole, per trovare assieme a loro strategie utili alla loro sopravvivenza e – qualora si sia reso necessario – per permettere loro di scappare.

Questa vicinanza nella lontananza, la capacità delle donne di fare rete e di sostenersi nei momenti di difficoltà, fanno da filo conduttore a questa XV edizione del Festival La Violenza Illustrata che abbiamo voluto intitolare “Vicine di case”. Un titolo che rimanda ad una pluralità di donne vicine, nonostante le difficoltà, e a una sorellanza permanente e resistente che in questi ultimi 30 anni è stata capace di generare importanti reti di donne sia nelle pratiche informali che all’interno dell’agire politico.

Sono appunto 30 anni di impegno collettivo che la Casa delle donne nei quali insieme alla Rete dei Centri antiviolenza in tutto il mondo ha reso visibile il fenomeno della violenza alle donne e l’ha combattuto creando strategie sinergiche con tutti gli attori sociali e politici, sempre all’insegna della lotto contro le disuguaglianze di genere.

Il concetto di rete è stato espresso anche dall’immagine di copertina del Festival realizzata quest’anno per noi dall’illustratrice Sara Colaone che mette in mostra, in maniera suggestiva e significativa, la differenza che la solidarietà e la vicinanza femminile porta all’interno di spazi altrimenti segnati dalla crisi. Le “Vicine di case” sono le donne che vivono affacciate su uno spazio pubblico accogliente, sono le donne che cercano il sostegno delle altre e che lo trovano. Le case, da scena della violenza subita, si trasformano in luoghi di riscoperta di sé. Stanze proprie, in cui rinascere e ritornare al mondo attraverso il contatto, dandosi un’altra occasione. Per molte è un sogno, ma aprire alle Vicine di casa può renderlo una realtà.

Anche per questa edizione il Festival aderisce alla campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere delle Nazioni Unite, una iniziativa volta alla promozione di azioni capaci di contrastare la violenza sulle donne che viene rilanciata tutti gli anni dal 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza alle donne, al 10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani. L’obiettivo del Festival è quello di portare all’interno di questa cornice di impegno internazionale una serie di incontri, iniziative e eventi, in presenza e online, oltre a mostre e a iniziative di sensibilizzazione. Vogliamo, come tutti gli anni, usare questo periodo per mettere in discussione i presupposti che rendono possibile la violenza contro le donne, per favorire il realizzarsi di quella rivoluzione culturale necessaria a sostenere la costituzione di un mondo dove la violenza di genere non esiste e dove le donne non debbano sempre essere coloro che pagano il costo più alto.

La XV edizione del Festival è resa possibile grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna ed è patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna, dalla Città Metropolitana di Bologna e dal Comune di Bologna.

Si vedono i dettagli nel Programma online pubblicato su questo sito.

Chiara Gius
Valeria d’Onofrio
Anna Pramstrahler
Silvia Saccoccia

Sara Colaone ha realizzato e donato l’illustrazione per questa edizione del Festival. Grazie da tutte noi di Casa delle Donne.

Sara Colaone illustratrice

Sara Colaone è illustratrice e autrice di fumetti. Ha pubblicato per Fatatrac e Pelledoca. Fra i suoi graphic novel più noti Leda, storia dell’anarchica musulmana Leda Rafanelli (con Francesco Satta e Luca de Santis, Coconino Press 2016, Gran Guinigi miglior disegnatrice 2017); Ariston (de Santis, Oblomov 2018) storia di emancipazione femminile nell’arco di un trentennio; In Italia sono tutti maschi (de Santis, Oblomov 2019) sul confino degli omosessuali durante il fascismo (Miglior Fumetto, Micheluzzi 2009) e Tosca (Solferino 2019) ispirato all’omonima opera lirica. Insegna Disegno all’Accademia di Belle Arti di Bologna e collabora con il MOdE - Museo Officina dell’Educazione dell’Università di Bologna.